Salgono le richieste dei mutui, minori gli importi

La crisi economica degli ultimi anni, ha inciso in maniera negativi sulle richieste di mutui, che sono scese notevolmente, anche a causa dei rigidi criteri di concessione di credito adottati dalle banche. Negli ultimi mesi però, qualcosa sta cambiando, le famiglie si mostrano nuovamente interessate all’acquisto della casa e per questo sono aumentate le richieste di credito, anche se sono diminuiti gli importi, segnale che le famiglie sono attente alle reali possibilità economiche e cercano di non esporsi in maniera eccessiva. I mutui online relativamente a questo punto sono un ottimo punto di riferimento per cercare soluzioni di credito convenienti, grazie alla possibilità di poter calcolare le rate in base alle effettive condizioni economiche dell’utente, attraverso la compilazione di un semplice form online (ecco un esempio di soluzione bancaria per il mutuo online).

Una vera ripresa?

Secondo i dati raccolti da Crif, ovvero il Sistema di informazioni creditizie, le richieste di mutuo da parte delle famiglie negli ultimi mesi, sono aumentate del 10,4%, mentre è diminuita l’entità dell’importo richiesto. Questi dati devono essere analizzati con attenzione, perché le domande di accesso ai crediti non riguardano effettivamente l’acquisto di una casa, ma la maggior parte sono relative anche alle richieste di surrogazione o sostituzione del mutuo, in vista delle migliore condizioni economiche che si possono ottenere, in seguito alla diminuzione dello spread che ha fatto scendere i tassi di interesse. A tal proposito può essere utile consultare i diversi siti di comparazione presenti nel web, su cui è possibile trovare informazioni per trovare soluzioni di finanziamento più convenienti, grazie agli accordi con diversi istituti di credito.

Aumentano le rate e la domanda, diminuiscono importi
L’accesso al credito per le famiglie oggi è molto difficile perché le banche in seguito alla crisi, non erogano più con facilità i finanziamenti, per i quali richiedono elevate garanzie. Ciò ha portato le persone a chiedere importi minori ed ad allungare la durata del finanziamento, nella speranza che la banca sia più propensa ad accettare la richiesta di credito. Infatti negli ultimi mesi si assiste a mutui che si aggirano intorno ai 75 mila Euro, che durano tra i 15 ed i 20 anni e tasso variabile o tasso cap. A supportare la ricerca delle condizioni più vantaggiose, diversi siti di siti di mutui online, che permettono di trovare facilmente quello che meglio corrisponde alle proprie disponibilità economiche, che si occupano anche di presentare la documentazione necessaria agli istituti di credito, per chiedere la fattibilità del finanziamento e di tutta la gestione della pratica fino all’ottenimento delle risorse.

Settore immobiliare: fiera delle idee

Riportiamo di seguito l’editoriale di Antonio Intiglietta, Presidente EIRE – Expo Italia Real Estate, pubblicato lo scorso 26 aprile dal “Corriere della Sera”.

perché anche la crisi può trasformarsi in opportunità …

“Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse ai problemi piuttosto che alle soluzioni”. La citazione di Albert Einstein indica, con la stessa sintesi e concisione di un tweet, le ragioni che giustificano la fase di stallo in cui s’è arenato il Paese.
Una situazione certamente aggravata dalla difficile congiuntura, forse la peggiore dal dopoguerra. Basti pensare ai dati che riguardano il mercato delle costruzioni: dal 2008 al 2013, ben 480mila posti di lavoro sono andati in fumo (Ance); 13.500 imprese edili hanno chiuso battenti.
Eppure anche una recessione può dischiudere energie inespresse. Lo stesso Fabrizio De André scrisse, in una celebre canzone, che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. In quest’ottica, la crisi non è l’inizio della fine ma l’avvio di un nuovo ciclo economico teso a riscrivere la storia recente, adattandola alle esigenze di una società che cambia.

EIRE – Expo Italia Real Estate, la rassegna di riferimento del mercato immobiliare italiano, partirà proprio da questo presupposto: dal 24 al 26 Giugno, a Fieramilanocity, proveremo a cogliere una sfida cruciale non solo per il comparto ma anche per l’Italia. Mi riferisco all’individuazione di nuove destinazioni d’uso dedicate agli asset patrimoniali di un Paese che dispone di risorse senza eguali al mondo.
Qualche primo passo, in questa direzione, è stato compiuto. Penso alla riqualificazione, votata all’innovazione e alla sostenibilità ambientale, delle Torri Garibaldi di Milano (proprietà di Beni Stabili). Una best practise che, come altri casi di successo, può fare da apripista.
Auspico, infatti, un più ampio processo capace anche di rigenerare 15.000 borghi italiani con la formula dell’albergo diffuso o gli oltre quattro milioni di unità residenziali né affittate né adibite ad abitazioni. Un capitale, questo, che merita di essere ricondotto a un efficace piano di housing in grado intercettare il nuovo bisogno abitativo di giovani e anziani.
È, dunque, giunto il tempo di operare delle scelte coraggiose: la crescita del settore immobiliare non va incentivata con il consumo di suolo ma cogliendo l’opportunità offerta della trasformazione di aree dismesse o di patrimoni inutilizzati, con l’obiettivo di farne dei poli residenziali, commerciali, artigianali e logistici di attrazione.
Nel corso della kermesse ci rivolgeremo con la consueta determinazione agli stakeholder pubblici e privati, chiedendo loro di condividere un percorso che consideriamo cruciale per agganciare la fase di ripresa.
Per questa ragione, inviteremo le aziende del real estate italiano ad assumere un ruolo più votato all’imprenditorialità, non esclusivamente legato alla gestione di rendite immobiliari. Solleciteremo, inoltre, la pubblica amministrazione a confrontarsi con un mercato che richiede flessibilità nelle destinazioni e certezza nei tempi.
Solo in questo modo riusciremo a garantire al Paese una concreta possibilità di sviluppo.

Il Canone Speciale RAI

Con riferimento alla lettere di richiesta di pagamento del canone speciale Rai, che
sono pervenute a diverse imprese, si osserva come siano tenuti al pagamento di detto
tributo le imprese che detengano uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione
delle trasmissioni radio televisive (apparecchi muniti di sintonizzatore per la ricezione
del segnale – terrestre o satellitare – di radiodiffusione dell’antenna radiotelevisiva) in
esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare o
che li impieghino a scopo di lucro diretto o indiretto.
Il canone è strettamente personale (in caso di cessione dell’apparecchio e/o
dell’attività deve essere data disdetta) e vale solo per l’indirizzo per cui è stato
stipulato.
Restano esclusi dal pagamento del canone i personal computer, anche collegati in rete,
se consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via internet e non
attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare.
Per la precisione si evidenzia che con la nota prot.n. 12991, del 22 febbraio 2012,
indirizzata al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, il Dipartimento per le
Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo economico ha fornito chiarimenti
sull’applicazione del RDL n. 246/38 e sul Canone di abbonamento RAI ed ha
precisato che un apparecchio si intende “atto” a ricevere le radioaudizioni se (e solo
se) include fin dall’origine gli elementi di un radioricevitore completo; sintonizzatore
radio, decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi televisivi, solo audio per i
servizi radiofonici.
Un apparecchio si intende invece “adattabile” a ricevere le radiodiffusioni se (e solo
se) include almeno un elemento sintonizzatore radio, ma è privo del decodificatore o
dei trasduttori, o di entrambi i dispositivi, che, collegati esternamente al detto
apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo.
Ne consegue che un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande
destinate al servizio di radiodiffusione non è ritenuto né atto né adattabile alla
ricezione delle radioaudizioni e quindi non è tenuto al pagamento del Canone Speciale
RAI.
Gli importi del canone variano a seconda dell’attività svolta, della categoria del
servizio reso ed in certi casi dal numero di apparecchi utilizzati.
Tra gli esercizi che devono corrispondere il canone vi sono: alberghi, residence
turistico-alberghieri, villaggi turistici e campeggi, pensioni e locande, affittacamere,
esercizi pubblici, navi e aerei in servizio pubblico, sportelli bancari, ospedali, cliniche
e case di cura, uffici, strutture ricettive, circoli associazioni, sedi di partiti politici,
istituti religiosi, studi professionali, botteghe, negozi e assimilati, mense aziendali,
scuole, istituti scolastici non esenti da canone.
Sono previsti canoni maggiorati per cinema, cinema-teatri ed assimilabili.
In definitiva se gli apparecchi detenuti dall’impresa appartengono alla tipologia
descritta nella lettera del Dipartimento delle comunicazioni (apparecchi muniti di
sintonizzatore) il canone speciale RAI sarà dovuto e del numero del relativo
abbonamento dovrà essere data evidenza nella dichiarazione dei redditi. In caso
diverso, non dovrà darsi seguito ad alcun pagamento, evidenziando nella dichiarazione
l’inesistenza dell’obbligo.
Si osserva che nel caso di utilizzo di apparecchi potenzialmente idonei a ricevere il
segnale radiotelevisivo (come detto muniti quindi del sintonizzatore) per scopi diversi,
quali promozioni di propri prodotti/servizi il canone speciale RAI sarà comunque
dovuto qualora il monitor sia dotato di sintonizzatore, e dunque adattabile allo scopo
della ricezione del segnale radiotelevisivo, a prescindere dall’effettivo uso che ne
viene fatto.
[Avv. Daniele MAMMANI Avv. Paolo PESANDO]

Attestato energetico: l’ACE si trasforma in APE

Con la pubblicazione in Gazzetta del Decreto 63/2013, l’attestato di certificazione energetica sarà sostituito dall’attestato di prestazione energetica (Ape). Attraverso l’istituzione del nuovo attestato, il decreto – lo stesso che ha innalzato al 65% la detrazione per risparmio energetico ed introdotto il “bonus mobili” per chi ristruttura casa – spiana la strada a nuove metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, avviandosi così al pieno recepimento della direttiva europea 31/2010.

L’attestato di prestazione energetica dovrà essere rilasciato da esperti qualificati ed indipendenti, certificherà la prestazione energetica attraverso l’utilizzo di specifici descrittori e fornirà raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica. Le modalità per redigere l’Ape e gli stessi descrittori non sono stati però ancora definiti, il decreto rimanda infatti a successivi provvedimenti.

Il nuovo attestato non sarà operativo fin quando il Ministero dello Sviluppo economico non avrà definito le modalità di calcolo delle prestazioni energetiche in relazione alla direttiva 31/2010 ed adeguato le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (Decreto MSE 26 giugno 2009). Con l’adeguamento delle linee guida il decreto dovrà infatti definire l’attestato di prestazione energetica e prevedere nuove metodologie di calcolo semplificate per edifici di ridotte dimensioni o caratterizzati da prestazioni energetiche di modesta qualità. L’avvio dell’Ape potrebbe essere anche molto lento. Difatti il decreto 63/2013 non specifica un tempo limite entro cui dovranno essere emessi i provvedimenti che renderanno pienamente operativo il nuovo attestato energetico.

L’attestato di qualificazione energetica resta comunque in vita, se ne potrà far ricorso per semplificare il successivo rilascio della prestazione energetica. In definitiva affianca l’Ape ma il suo utilizzo diventa facoltativo.

Obbligo di redigere un Attestato di prestazione energetica
Lavori di nuova costruzione e interventi sull’esistente
Il futuro attestato dovrà essere prodotto per gli edifici ed unità immobiliari di nuova costruzione ed in caso di interventi importanti sull’esistente. Rientrano in quest’ultima categoria i lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, di ristrutturazione e di risanamento conservativo che insistono su oltre il 25% della superficie dell’involucro dell’intero edificio. Vi rientrano ad esempio: il rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, di tetti o l’impermeabilizzazione delle coperture.

Vendita o nuova locazione
Il proprietario di un edificio o di un’unità immobiliare dovrà mettere a disposizione dell’acquirente o del locatario l’Ape già in sede di trattativa e poi consegnarlo al termine della stessa. Inoltre nei contratti di vendita o di nuova locazione sarà obbligatorio inserire una clausola in cui l’acquirente o il conduttore dichiarino di aver ricevuto le informazioni e la documentazione sulla prestazione energetica, compreso l’Ape.

Annunci immobiliari
Tutti gli annunci di vendita e di locazione devono riportare l’indice di prestazione energetica dell’involucro edilizio e globale dell’edificio o dell’unità immobiliare. Devono anche indicare la classe energetica corrispondente.

Gestione di impianti termici e di climatizzazione
Anche il rinnovamento o la stipula di nuovi contratti per la gestione degli impianti termici e di climatizzazione degli edifici pubblici (o nel caso in cui il committente sia un soggetto pubblico), dovrà prevedere la predisposizione di un Ape.

Se già c’è un Ace in corso di validità
L’obbligo di redigere un Ape viene meno quando è già disponibile un attesto in corso di validità, rilasciato conformemente alla direttiva 2002/91/Ce.

Validità dell’Ape e rinnovo
Il decreto stabilisce per l’Ape una durata massima di 10 anni e l’obbligo di aggiornarlo in caso di interventi di ristrutturazione e di riqualificazione che modifichino la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare. Se, però, non saranno rispettati gli obblighi di controllo dell’efficienza energetica degli impianti termici, comprese le necessità di adeguamento previste dal decreto 16 aprile 2013, l’attestato decadrà il 31 dicembre dell’anno successivo rispetto alla data della scadenza non rispettata.